Nel 1947 a Schinznach-Bad si prospettò la possibilità di acquistare un’ex fabbrica di cemento con annessi siti di produzione. La fabbrica era fallita già prima del 1939 e durante la guerra lo stabilimento era stato usato dall’esercito come magazzino per la paglia e il fieno.

Lo stesso anno la fabbrica viene convertita in un impianto di assemblaggio di automobili all’avanguardia per i tempi. Nel 1949 l’azienda ASAG (Automontage Schinznach AG) inizia ad assemblare le prime berline dei marchi Plymouth e Standard.

Ma perché mai un’azienda che importava automobili avrebbe dovuto assemblare i veicoli nel proprio paese? Come spesso accade in questi casi, il motivo era di natura fiscale. Le autorità doganali svizzere imponevano dei dazi quasi protezionistici sulle auto assemblate provenienti dagli USA, mentre le importazioni di componenti erano molto economiche perché creavano posti di lavoro.

Assemblaggio di automobili di ASAG – non di AMAG

Anche se per l’opinione pubblica era AMAG ad assemblare le automobili a Schinznach-Bad, giuridicamente non era così. L’attività di assemblaggio era gestita da un’azienda separata, ovvero ASAG Automontage Schinznach AG, che come AMAG apparteneva al gruppo Walter Haefner Holding AG.

Con gli anni si fa di necessità virtù: l’attività avviata a Schinznach per ragioni fiscali diventa ben presto un marchio di qualità. Le lavorazioni delle carrozzerie grezze, i trattamenti antiruggine e i materiali in parte di produzione svizzera erano decisamente migliori. Un’altra peculiarità tutta elvetica: le auto «Montage Suisse» sfoggiavano dotazioni più esclusive rispetto ai modelli americani.

Willy Huter, unico ed esperto direttore di Automontage, già negli anni ‘50 aveva le idee chiare: «La piccola scritta ‹Montage Suisse› che apponiamo su tutti i veicoli da noi assemblati deve essere sempre garanzia della massima qualità.» Nel 1954 tutti i collaboratori ricevono la seguente comunicazione: «Fin dal primissimo intervento gli operai specializzati di Automontage devono essere consapevoli del fatto che si tratta di un impegno serio e che dal loro lavoro dipendono il successo delle vendite, la soddisfazione dei clienti e la loro sicurezza esistenziale. Ogni uomo che si rispetti ha il proprio orgoglio e motto: «Io non scherzo mai!» È noto che la Plymouth ‹Suisse› è uno dei più grandi successi sul mercato svizzero.».

Gli anni della Plymouth alla Automontage

I primi dieci anni di assemblaggio possono essere descritti come «gli anni della Plymouth». Già nel primo anno di assemblaggio, 66 veicoli uscirono dalla catena di montaggio di Schinznach-Bad. ed entro il 1959 le auto assemblate salgono a oltre 7’100. Una cifra notevole, se la si confronta con le 42 Chrysler e le circa 250 DeSoto fabbricate. Nei primi anni Cinquanta, l’affidabilità delle consegne da Detroit era molto scarsa. Erano contenti di poter costruire più di 500 Standard Vanguard per colmare il divario e ridurre al minimo il carico di lavoro. Quando alla fine degli anni ‘50 le americane diventano sempre più grandi a Schinznach-Bad si era grati del fatto che circa 1000 unità dell’allora nuova ed elegante Karmann Ghia Coupé potevano essere assemblate in Svizzera per alleggerire la produzione a Osnabrück. Mentre le auto americane si spedivano totalmente smontate, Karmann consegnava le carrozzerie complete e in Svizzera si assemblavano solo le portiere e i cofani. Oltre al trattamento antiruggine e alla verniciatura, in Svizzera si portava a termine «solo» l’assemblaggio finale.

«Il settore delle auto americane ha raggiunto un nuovo stadio. Le vetture sono diventate più lunghe, larghe e costose e la clientela non è abituata. Queste auto belle e veloci non si vendono con facilità. La tendenza dei potenziali acquirenti di oggi ad acquistare un’auto più piccola di quella americana di oggi a scapito del comfort che effettivamente desiderano deve essere superata.»

La produzione a breve termine dei veicoli Studebaker a partire dal 1959 può essere considerata un intermezzo, perché ben presto la società americana fallisce, impedendo così una maggiore diffusione del marchio.

Il decennio delle Valiant e delle Dart

Gli svizzeri si resero conto che le ingombranti americane non erano poi così pratiche e che le alternative europee erano più compatte e pratiche. Il Maggiolino VW, anch’esso importato da AMAG, era da tempo sulla via del trionfo sulle strade svizzere. ed è dunque indispensabile trovare risposte valide. Le soluzioni furono Chrysler Valiant e Dodge Dart rispettivamente nel 1960 e 1961. Due berline di medie dimensioni, compatte rispetto alle proporzioni delle statunitensi dell’epoca, equipaggiate con motori a sei cilindri in linea retta. AMAG posizion la Valiant addirittura come marchio indipendente. Questo per dimostrare chiaramente che la Valiant non era una grande «nave americana». Fino alla cessazione dell’attività di assemblaggio a Schinznach-Bad si costruiscono circa 14’000 Valiant. La Dodge Dart, modello gemello della Valiant in termini di tecnologia costruttiva, arrivò a circa 4’700 unità.

Concorrenza interna e fine dell’azienda

Verso la fine degli anni ‘60 l’industria automobilistica americana cede nuovamente alle manie di grandezza, stavolta in fatto di cilindrata e potenza. Con rispetto parlando si può affermare che gli assetti e i freni di queste vetture non sono all’altezza della loro potenza. E soprattutto la topografia svizzera non si addice alle cosiddette «muscle car» americane. Per questo l’interesse verso le Valiant e le Dart scema sempre di più. Nel frattempo, con l’acquisizione di Audi NSU Auto Union AG da parte di Volkswagen, AMAG si ritrova improvvisamente a disporre di una nuova offerta a bassi consumi per la fascia media e medio-alta con modelli come l’Audi 90, l’Audi 100 o la NSU RO 80.

La richiesta di vetture assemblate in Svizzera subisce un calo progressivo e l’attività di Automontage cessa di essere redditizia: nel 1972 l’assemblaggio nello stabilimento di Schinznach, iniziato con una Plymouth, termina con una Plymouth Valiant dopo 29’227 unità fabbricate. Il contratto di importazione per i veicoli per gruppo Chrysler rimase in vigore fino al 1980.

Tuttavia, presso gli stabilimenti di Schinznach si fermano gli impianti di assemblaggio. Oggi, dopo diverse trasformazioni, i capannoni di montaggio ospitano una grande officina con lattoneria, reparto verniciatura e magazzino ricambi. Schinznach-Bad è ancora oggi, dopo quasi 60 anni, una sede importante per il gruppo AMAG – con una grande officina e il centro di formazione per gli importatori.


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